Mi piace spazzolarti i capelli…

Mi piace spazzolarti i capelli

Districarti piano piano i nidi dei riccioli a tratti dorati

Lo faccio da quando avevi zero giorni

Ti ho accarezzato la testolina scura e appiccicosa tonda tonda

L’olio profumato e i batuffoli di cotone

La spazzola morbida

Mi piace spazzolarti perché in quei due minuti di strana quiete mi immagino la personcina che diventerai

Passano i giorni, crescono i capelli, si delinea il profilo e provo a immaginare come sarà

Prepararti per la scuola

Per il compleanno con le amiche chissà che vorrai indossare !

Fino a quando me lo lascerai fare ?

Arriverà un giorno in cui forse ( spero ) ti spazzolerò i capelli impregnati di profumo e mi racconterai le storie che ti sussurra il cuore

Non sarà necessario ma lo sarà per me

Cambieranno i bisogni e resteranno solo i nostri sogni che, in segreto da papà, ci racconteremo alla penombra di uno specchio macchiato

E sarai donna, e mi piacerà ritrovarmi nei tuoi tratti gentili

Mi piacerà sentirmi spazzolare i fili argentati quando le mie braccia non avranno più la forza di farlo

E rivedrò in quello specchio invecchiato, e macchiato come la mie mani, la donna che sarai diventata.

Rivedrò in quello specchio la mia vita che diventa infinita nelle tue mani perché con un figlio e così che si diventa, eterni.

E nella penombra di quella stanza, la storia si ripeterà, tu mi racconterai le tue speranze e io ti racconterò i miei ricordi.

Un giorno , forse

Sono sola a casa. La coperta bianca mi accarezza i piedi freddi. Ho la gola che graffia e la lacrima facile mentre rivedo vecchi video di mia figlia che nasce.

Sono una nostalgica. Sciocca e nostalgica direi.

Ho la casa in disordine, la pazienza ballerina e il tempo che vola. Eppure pagherei per rivivere ancora e ancora quegli attimi. Il dolore, il respiro corto, il battito dei nostri cuori insieme paralleli e distinti come due orologi che battono il secondo all’unisono, la notte calda, le mani nelle mani e il sudore sulla fronte. La fatica,la stanchezza e quella forza innaturale paragonabile alla magia.

La gente intorno mi dice che è il momento e in fondo so che ci stiamo arrivando ma per me non è affatto facile.

Sono sola, anzi lo siamo e non è tanto per dire ( come spesso sento dire in giro). Noi soli lo siamo per davvero.

Ci barcameniamo in una gestione familiare che a volte fa saltare i nervi.

Rincorriamo le scadenze, bramiamo attimi di pace sul wc, coccole sul divano o semplicemente un attimo di respiro e nel frattempo drizziamo le antenne pronti a scrutare la prossima influenza.

Si perché l’influenza è il peggio del peggio. E quando colpisce tutti e tre è la fine.

Fortuna c’è masha e orso e la spesa on- line

Dio benedica il signor findus e i suoi bastoncini e anche le zuppe di legumi preventivamente cotte e congelate nei tempi di grassa.

Madre degenere o semplicemente una che si arrangia.

Vorrei anche domani insomma. E lo vorrei altre 10 volte. Come mia nonna.

Ma la realtà non è quella dei libri dei sogni e dei vorrei.

E nessuno sa.

E nessuno capisce

Per cui sogno marisol o chi per lei o per lui.

E chissà se un giorno potrò emozionarmi ancora.

Intanto rivedo la mia piccola sul mio iPhone ..sporca di sangue e guscio d’uovo come lo chiamo io e rivedo la piccola me che nasce per la seconda volta, accanto all’ uomo migliore che potessi mai desiderare.

E si è fatto mezzogiorno. La fronte calda, il libro sulle ginocchia e quella voce che non sta mai zitta che fatico a far tacere.

Un po’ mi imbarazzo, ma c’è chi piange c’è chi disegna c’è chi parla ore a telefono e poi ci sono io che butto parole a caso e sto meglio:

Fine.

La lentezza

C’è bisogno di rallentare.

Di lasciare che le giornate scorrano da sole senza dover per forza incasellare tutto

Lì dove la penna scorre veloce in un block notes dalle righe fitte fitte con appuntamenti al millesimo di secondo che sgomitano per farsi spazio

Proprio in quelle righe li vuote le nostre gambe faticano a riposarsi e la mente a staccare

C’è bisogno di lentezza

Di coccole nel lettone

Di “ mangio quando voglio”

Di baci infiniti prima di dormire

E tu così piccola me lo insegni

Ti guardo giocare

Le manine calde, la guancia sporca di biscotto, un calzino messo per metà

Cerchi con calma di incastrare una stellina in un fiore… lo giri,lo rigiri, li guardi

Un’impresa epica

Dovremmo tutti avere quella pazienza

La stellina non prenderà mai il posto del quadrifoglio, non c’è L’ incastro ed è proprio così che devo fare

Non devo più cercare l’incastro perfetto

C’è bisogno di lentezza

Lascerò il piumone dalla lavanderia

E sistemerò forse “mai “ il cassetto dei trucchi

Ma intento ti guardo e te ne accorgi

Mi sorridi e accenni le fossette.

Mi porti la stella e mi prendi per mano

Vengo con te , perdiamoci nel tuo mondo

Confessioni strambe

Ci risiamo, un’altra sconfitta, un’altra volta che non vinco niente, neanche un terzo posto, niente di niente di niente. E tutto il sudore e tutto l’impegno e tutta la me che se na a puttane.

Credo di non meritare, credo seriamente che il mio destino sia stato scritto puntando sempre al terzo posto. Per quanto mi ci impegni non brillo mai. Ma forse non so brillare

Qualcuno dovrà pur essere mediocre

Da quando sono nata sono la seconda in tutto

Famiglia, asilo… anche scuola. Io sono quella dell’8 mai del 10.

Quella del ”brava”… ma tanto c’è una più brava di te.

Quella del 97 non 100… 97!!!!

Il destino dei secondi. Chi pensa a loro. C’è sempre una parola per i primi e per gli ultimi… ma i secondi ????

Questa Continua corsa a fare di più per avere di più, una sfida con il sangue con la me stessa perdente, il cuore che batte, la testa che pulsa, le notti insonni… tanto poi non cambia niente.

Allora quale è il senso ???

Forse non ce nè

Forse non è per me

Forse non è destino

Forse merito di essere solo qualcuno

Nessuno differenza

Conto per lei, la mia bambina e per lui, l’uomo che mi ama nonostante me.. e deve bastarmi.. solo questo deve bastarmi

Confessioni strane di una domenica di fine settembre.

Piccola te

La mia personcina ha gli occhi tondi ed e’ alta quasi un metro

Una mini me sempre più simile a me che si fa strada nel suo mondo

Quando sei diventata così grande ?? Era ieri che mi stringevi il dito tra le mani

Mi perdo nella vorticosa routine quotidiana e mentre rincorro il tempo tu cresci

Come quando mi prendi per mano e mi porti lontano

E per le carezze che sai già dare

E per gli sguardi rubati che mi parlano e per le ninne pelle a pelle

Se dovessi descrivere la felicità la descriverei esattamente così… istanti che diventano passati in un batter d’occhio e lasciano il sapore dolce amaro dei ricordi

Accendi le mie giornate, e mi sbatti in faccia ciò che conta

Il superfluo con te ha già perso

Non sono nessuno eppure per te sono il mondo

Non chiedo nient’altro, ho già tutto

E mentre io ti parlo d’amore tu mi insegni la vita.

La perdente

Non sono mai abbastanza. Fuori tempo e fuori spazio. Aspetto da una vita il mio turno, qualcuno che mi dica ” brava”, qualcuno a cui non dover dare ma solo ricevere, il risvolto della medaglia insomma. A me non arriva mai e credo che certe cose non siano destinate a me. Ringrazio Dio per cosa sono per dove sono e per quello che ho, lo ringrazio ogni giorno e sono felice certo. Però non brillo mai fuori dalla mia casa, sarò sempre e per sempre anonima. Mediamente carina, un po’ in carne e con i capelli mai a posto. Perennemente in ritardo. Sarò sempre la seconda di qualcuno. Sul lavoro, in famiglia e nella vita. E che non mi si dica che non mi impegno abbastanza perché NO NO NO, io mi impegno anche troppo forse. Questa rincorsa a voler compiacere sempre tutti, le rinunce, i sacrifici il dare dare dare dare smisurato, sempre aspettando…SI …il mio turno, perché spendersi così tanto ( diciamoci la verità )non piace a nessuno, e questo continuo abbassare la testa mi sta logorando. E basta. Quando arriverà il mio turno? Quando sarò tra i vincitori ? Forse per me ci sono altri progetti e devo semplicemente accettare e Restare nella zona grigia come succede da vent’anni e brillare di tanto in tanto solo ai compleanni.

Di pancia..

Il nostro viaggio nell’allattamento finisce oggi.

Un meraviglioso viaggio cominciato 14 mesi fa, fatto di lacrime sangue e denti stretti.

<<Non ce la faccio a continuare..>> – ripetevo con un filo di voce a mio marito – << ho male, sono stanca… forse non è abbastanza ?>>

Lui mi teneva per mano e mi diceva di stare tranquilla, che il male sarebbe passato, che gli unguenti avrebbero lenito le ferite e che ero comunque stata bravissima.

Ho pensato di mollare più di una volta, quando le urla di fame mi stordivano, e l’angoscia del risveglio presagiva ancora una volta dolore.

Eppure non riuscivo a rinunciare a quelle manine calde sulla pelle, al profilo disegnato, agli occhi negli occhi, al nettare bianco che ti colorava le labbra quando ti addormentavi.

Parole di conforto e mani esperte mi hanno permesso di vedere la luce quando tutto era buio per me, e non sarò mai grata abbastanza per tutto l’appoggio e la comprensione. Donne mosse da una passione tangibile e potente.

Finisce oggi…e la sciocca malinconia non si fa attendere.

Muovi i tuoi passi incerti verso il mondo, con gli occhi curiosi di chi ha fame di vita e ti vedo così grande da sentirmi io stessa di nuovo piccola.

Non c’è più il seno a connetterti a me ma c’è la tua manina che mi cerca quando ti addormenti, i sorrisi a 6 denti quando varco la soglia di casa e le carezze sul viso quando sono triste. Tu sai chi sono meglio di chiunque altro. I nostri occhi negli occhi sono esattamente gli stessi di 14 mesi fa, non c’è il seno ma c’è il biberon, e c’è l’amore di una mamma per una figlia, c’è uno sguardo che non ha bisogno di parole e c’è un legame che va oltre tutto ciò che nel mondo può essere razionalmente spiegato.

Scorro le foto e sorrido. Mi ritrovo a cercare nella memoria quei momenti per assaporarne ancora una volta la dolcezza,senza sapere che infondo “adesso” è l’unico momento che vale la pena sentire.